Denaro e paradiso. L'economia globale e il mondo cattolico
Editore PIEMME, 2004, ISBN 8838484473, Pagine 144, € 12,50
Con una Prefazione di S.Em.za il cardinale Giovanni B. Re,
Prefetto della Congregazione per i vescovi.
INTRODUZIONE
Per cercare di argomentare se si può realizzare una economia per l'uomo fondata sulla morale cattolica e se questa può produrre i migliori risultati per l'uomo stesso, abbiamo strutturato il libro in cinque parti fra loro collegate, cercando di trattare il maggior numero possibile di problemi meritevoli di considerazione.
- Abbiamo cominciato (prima parte) col cercare di dimostrare che l'economia di mercato è la più efficace ed utile perché è quella che dà all'uomo la maggiore possibilità di crescita. Essa è, certo, imperfetta e piena di tentazioni ma può essere parzialmente regolata, anche se risulta evidente che spetta alla responsabilità personale dell'individuo saperla gestire. È questa responsabilità ciò che va fatto crescere e maturare, poiché l'economia è uno strumento neutrale i cui effetti dipendono da come viene gestita, perciò da chi è gestita. Solo se è gestita da uomini di criterio e se i principi su cui si fonda lo permettono potrà produrre risultati positivi per gli uomini.
- L'economia di mercato (seconda parte) si fonda sul capitalismo, i cui principi e le cui origini sono cristiane. Proprio tali origini ci incoraggiano a praticare il capitalismo, tenendo presente che furono le successive eresie a far modificare i principi stessi del capitalismo e le conseguenti applicazioni. L'introduzione di regole più "disinvolte" da parte dei «riformatori» creò modelli economici diversi e in competizione fra loro, modelli che promossero il progressivo allontanamento dai principi originali del capitalismo propriamente cattolico. Il pensiero illuminista, infine, condizionò il tutto, creando condizioni che gradualmente resero l'uomo, in economia, sempre più un mezzo anziché il fine. Ciò ha finito per condurre anche una parte del mondo cattolico stesso a ritenere il capitalismo potenzialmente dannoso perché ostacolo alla vita spirituale e interiore. Tenendo presente l'evoluzione dei principi originari, si può capire come il capitalismo, pur con le sue successive contraddizioni, resta il migliore strumento disponibile per far funzionare l'economia e permettere all'individuo di operare per il bene.
- Anche la globalizzazione (terza parte), conseguenza del capitalismo e altro strumento neutrale nelle mani dell'uomo, presenta rischi (di mercato e tecnologici) ed opportunità (di maggior conoscenza e benessere per tutti). Anche qui, tuttavia, il vero rischio è rappresentato da chi si appresta a gestire questo processo mirando a omogeneizzare culture e morali con l'obbiettivo di relativizzarle e creare un'etica globale quale fondamento di una economia globale. È d'obbligo perciò cogliere il collegamento tra economia e etica.
- L'etica spiega l'uso dell'economia quale strumento neutrale (quarta parte). La globalizzazione mira a omogeneizzare le diverse etiche per integrare meglio i popoli. Quando incontra una morale "forte" cerca di depotenziarla, trasformandola in etica sociale. Affermiamo che l'etica cattolica è la migliore per gestire l'economia capitalistica globale. Per spiegare ciò dobbiamo dimostrare che essa è anche la più opportuna e che non ostacola il modello di globalizzazione. Qui appaiono due forze in gioco (o, meglio, due etiche contrapposte, la laica e la cattolica): quella che ritiene che solo ponendo l'uomo al centro si salverà il capitalismo globale e quella che riduce l'uomo ad animale, intelligente sì, ma debole e in certi casi persino dannoso; quest'ultima ritiene che l'uomo non solo non debba affatto essere posto al centro ma addirittura debba essere cambiato. Il compromesso tra le due forze in gioco consiste nel trasformare la morale in etica sociale, utile ma non vissuta: i criteri morali, non da tutti accettati nel mondo globale, creerebbero conflitti e potrebbero frenare lo sviluppo.
- Discende dalla parte quarta che, anche se si potesse dimostrare che la morale cattolica è la migliore per guidare le scelte economiche, essa non potrebbe essere fatta funzionare. Per dimostrare (quinta parte) che la morale cattolica è in tal senso la migliore si può cominciare ricordando che è stata già applicata con successo in economia; si può dimostrare che è applicabile ancora oggi (a certe condizioni, naturalmente), mentre risulta molto complesso poter dimostrare che ciò sia facilmente realizzabile. Il motivo è spiegato nella storia biblica della creazione dell'uomo, che iniziò con il «non serviam» luciferino e continuò con la disobbedienza al Creatore. Per poter applicare nella sua interezza la morale cattolica in economia è indispensabile che tutti gli individui condividano una visione soprannaturale che ponga l'uomo al centro di tutto nella sua sacralità; senza questa, non è realizzabile, tranne che in virtù di compromessi. La conclusione è che la morale cattolica in economia può essere vissuta individualmente ma non collettivamente o come regola. Questo non deve sorprenderci: la ricerca della salvezza è personale, l'acquisizione di meriti è individuale. Nessuna meraviglia che non si possa dimostrare che varrebbe la pena di applicare la morale cattolica in economia perché questa sarebbe la miglior economia possibile e ci renderebbe tutti ricchi e felici. Dopo il peccato originale è così in ogni campo. Il bene bisogna volerlo, cercarlo e trovarlo con sforzo, sacrificio e grazia. La concreta applicazione della morale cattolica all'economia implicherebbe la sua accettazione da parte di tutti: una condizione da santi nel Paradiso Terrestre.
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